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Kyokushinkai: Viaggio nella leggenda
27 giu
Racconto di un viaggio in Giappone, patria del Kyokushinkai Karate
di Sensei Alan Bacci
Credo che ogni giovane studente di arti marziali sia rimasto prima o poi pervaso dalla curiosità di visitare il Giappone; ricordo benissimo il fascino che esercitava su di me la presenza di un maestro orientale ai seminari cui partecipavo da ragazzino, quando nelle file della F.I.K., muovevo i primi passi nel mondo del karate. Era vivo il sogno di un karate olimpico, e lo stile Shotokan imperversava nel nostro paese come unico verbo. Trascorrevo parte del mio tempo libero tra la palestra e le grandi librerie, venivo letteralmente fagocitato dai testi dei vari autori, specialmente nipponici, seguendo lo stereotipo ricorrente che Karate significava Giappone e viceversa. Da bambino era un desiderio che coltivavo, quindi, quello di visitare questo Paese, i suoi miti, le sue tradizioni, tanto da spingermi nel tempo, ad affrontare una ricerca spasmodica sull’argomento, attraverso libri, video, studi di confronto tra la nostra società e quella giapponese. In realtà, sono rimasto ai margini di quella che è una vera preparazione accademica e mi sono spinto più in là di una semplice curiosità turistica. Il mistero che ammanta le gesta e le parole dei Maestri giapponesi, di qualsiasi arte, ed in particolare quelle marziali ha affascinato generazioni di appassionati, sino a sfociare in caricature cinematografiche e nell’esagerata convinzione che basta avere gli occhi a mandorla per essere Maestri di karate. Nei miei viaggi “virtuali” in libreria, anni fa, trovai un libro che parlava di un uomo capace di atterrare un toro a mani nude con un solo colpo: diamine, se esiste lo voglio conoscere, mi dissi, con quel velo di ironico scetticismo e boria, dettato dalla giovane età e dal fuoco incosciente che la consuma. L’uomo era Masutatsu Oyama, lo stile il Kyokushinkai Karate. Continua >










